Caro Amico, come stai oggi?
Oggi voglio portare la tua attenzione su una parola che pochi conoscono, ma che ha un potenziale enorme, in un’epoca in cui i libri non vengono letti ma giudicati solamente da qualche titolo ad effetto sulla copertina o, al massimo, dall’ultima di copertina.
Questa meravigliosa parola è bibliomanzia, un termine antico, che già nella sua etimologia porta con sé il seme di qualcosa di profondo: biblíon (libro) e mántis (indovino, profeta) e significa precisamente “divinazione mediante i libri”, ossia cercare un segno magico dentro le pagine di un volume aperto a caso.
La bibliomanzia non è un gioco da salotto o una pratica esoterica da baraccone, ma è un gesto potentee ti sfido a farlo.
Prendi quel libro che hai già comprato e messo lì in un angolo, pronto da leggere quando troverai il tempo di farlo e non valgono le riviste di gossip!
Fatto? (non barare, essere onesti è qualcosa di molto potente e gratuito, ti aspetto qui e poi andiamo avanti con il discorso)
Poni una domanda, chiudi gli occhi, apri a caso e leggi la prima frase che appare.
Quella frase diventa la tua risposta, la tua guida, il tuo stop o la conferma che aspettavi e non è una novità perché già nell’antica Grecia si praticava con i testi di Omero ed Esiodo, in epoca romana con Virgilio, e poi con la Bibbia, tanto che la stessa pratica veniva definita “Sortes Sanctorum” .
Viviamo in un mondo in cui pochi leggono davvero, scorriamo sui social, saltiamo paragrafi e consumiamo informazioni usa e getta senza approfondire. Questa mentalità ci rende superficiali, incapaci di cogliere le sfumature, poveri di linguaggio e di pensiero mentre la bibliomanzia ci obbliga a fermarci, ad aprire quasi a caso un libro, a leggere, a sentire il potere di una frase che arriva proprio quando serve.
C’è un prezzo da pagare per questa fretta perché si stima che in Italia circa il 28–35 % degli adulti tra i 16 e i 65 anni soffre di analfabetismo funzionale (non voglio sembrare erudito più di quello che in realtà sono, ma secondo il mio umile parere, io direi almeno il doppio). Significa che sanno decodificare lettere e parole, ma faticano a comprenderne il significato, a trarne relazioni, a usarle nella Vita, sto parlando di persone che, pur leggendo, non capiscono.
Immagina cosa comporta questo nella Vita di ogni giorno, nel lavoro, nelle scelte strategiche e siamo 9–15 punti secondo i numeri ufficiali e non i miei, sotto la media OCSE in comprensione, calcolo e problem solving.
In parole più semplici, un terzo degli adulti italiani resta al livello più basso di capacità linguistiche ed in regioni come il Sud queste performance sono ancora peggiori, con punte oltre 35 punti sotto la media.
In questo contesto, la bibliomanzia diventa un atto di resistenza intellettuale perché è un modo per dire “ora mi fermo, apro un libro, cerco un segno”, è un antidoto alla superficialità, alle parole vuote e ai discorsi che non lasciano traccia ed è un semplice gesto di fiducia nel potere del linguaggio, nella capacità dei libri di parlare quando serve.
Per un imprenditore che gestisce un’azienda avviata da almeno un milione di fatturato all’anno, con una famiglia e valori come onestà, fiducia e parola data, la bibliomanzia può diventare un’ancora di lucidità. In un momento di stress, di decisioni difficili o di svuotamento interno, quel libro aperto a caso ti mette davanti una frase che può sembrarti scritta per te e ti costringe a fermarti per farti delle domande.
Sto andando nella direzione giusta?
Sto rispettando i miei valori?
Sto dando peso alle persone che davvero contano?
La differenza tra chi vive correndo e chi sa fermarsi può essere rappresentata così: il corridore scrolla, consuma parole preconfezionate, resta nel rumore. Il lettore consapevole spegne il rumore, apre un libro, legge, riflette e cresce. Solo così costruisce parole proprie, pensieri autentici, decisioni radicate.
In un Paese dove almeno il 30 per cento non riesce a cogliere il senso pieno di un testo, saper leggere e riflettere diventa un vantaggio competitivo reale, uno scudo e una marcia in più.
Non ti sto chiedendo di diventare un bibliofilo o di leggere dieci libri al mese, ma ti propongo una sfida di compiere un gesto semplice ma trasformativo: prendi un libro che hai già, uno che ti ha toccato, ti ha fatto riflettere, ti ha ispirato e aprilo a caso, adesso, leggi una frase e ascoltala davvero.
Cosa ti sta dicendo ora?
Cosa puoi cambiare?
A cosa devi dire di no o di sì?
Fatto?
Ora annotalo, condividilo con una persona di cui ti fidi davvero e lascia che quella frase lavori dentro di te.
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#AvantiTutta❤️
© 2022 Tutti i Diritti Riservati – Alberto Alberti
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